Alle persone come me, a coloro che ad un certo punto della vita hanno provato quanto sia dolorosa e destabilizzante la sofferenza psichica, auguro di incontrare medici che riescano ad essere un po’ poeti: non si può pensare di curare l’anima senza l’opportuna gentilezza e la dovuta attenzione alla persona e al suo mondo.
Alle persone come me auguro di trovare, dopo la crisi, un nuovo modo di essere e di stare al mondo, che sia quanto più soddisfacente e coerente con le proprie aspettative.
Infine auguro loro di incontrare persone che non aggiungano alla sofferenza della malattia, quella dello stigma.
Ma forse, prima di tutto questo, mi tocca augurare, alle persone come me, che non vengano lesi i loro diritti fondamentali, che non muoiano durante la violenza del TSO, o che non facciano esperienza della contenzione.